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“No” al resort Sarparea tra olivi secolari. Nasce comitato, pronta diffida al Comune

Una ottantina di cittadini, tra cui politici, ha preso parte all'incontro costitutivo che si è tenuto a Nardò, per avviare una battaglia legale contro le speculazioni edilizie. Parte una raccolta firme

Uno scorcio con gli olivi secolari di Sarparea

NARDO’ –L’affaire Sarparea si candida a diventare la “testa di ponte” per tutte quelle battaglie dal basso che, in futuro, faranno scuola. Questo il concetto - espresso da uno dei circa 80 partecipanti al termine dell’incontro che si è tenuto ieri sera, a Nardò –che ha messo tutti d’accordo.Un dibattito terminato con la costituzione di un comitato civico "Salviamo la Sarparea", coordinato dall’avvocato Stefania Ronzino,  che dica “No” al mega progetto residenziale denominato “Resort Sarparea e spa", IMG_2981(1)-2 dall’omonima società inglese che ha proposto il piano di investimento nelle campagne neretine, a partire dal 2008.  Il progetto prevede la realizzazione di settanta unità immobiliari all’interno dei 35 ettari di Bosco degli Ulivi, a ridosso del litorale ionico tra Sant’Isidoro e Porto Selvaggio. Ed è proprio a Porto Selvaggio che è volato il pensiero dei neretini: battaglie condotte dagli anni Cinquanta in poi su tutta la costa ionica per cercare di preservare, qui e lì, a macchia di leopardo, l’area boschiva di pregio naturalistico, dovrebbero fungere da esempi ancora vivi, da richiamo mnemonico per i salentini. E’ degli anni Ottanta la legge regionale, voluta dai cittadini, che ha salvato l’area di Porto Selvaggio dalle speculazioni edilizie e dall’abusivismo.

Ora il testimone in questa complessa vicenda, “complessa” anche dal punto di vista burocratico, passa all’amministrazione comunale. Non è ancora chiaro il solco nel quale Palazzo Personè intenderà muoversi in questa decisione. Del resto, l’assessore comunale all’Ambiente, Graziano De Tuglie, contattato dalla nostra redazione in più occasioni, non risponde al telefono.  All’incontro di ieri, però, erano presenti altri esponenti politici. Oltre al consigliere regionale Cristian Casili, del Movimento Cinque Stelle, hanno anche preso parte Daniele Piccione, Vittorio e Lorenzo Siciliano, consiglieri comunali di minoranza,  ma anche diversi portavoce di associazioni salentine: Forum Ambiente Salute, CSV Salento, Italia nostra, Fare verde e Diritti a sud. Hanno anche sottoscritto la propria partecipazione :Lipu, Nbc, Sos sosta, Fondo Verri, I guardiani del faro, Centro studi Salento nuovo, Salento ovest, Associazione avvocati dei consumatori, Associazione culturale Porta di Mare, movimento 5stelle e Sinistra Italiana.

La raccolta di firme per una mobilitazione popolare non è l’unica priorità del comitato in fasce. La battaglia, stando alle prime proposte, dovrebbe articolarsi su più fronti: quello legale, in primis, per scovare ogni singolo cavillo e ogni anomalia all’interno della procedura del progetto. Le vie giuridiche potrebbero essere non meno importanti: costituito il comitato, infatti, nulla toglie che i cittadini possano presentare un esposto alla Procura della Repubblica di Lecce. Ma c’è un aspetto che potrebbe dare un colpo di acceleratore alla vicenda: è stata infatti predisposta una diffida al Comune di Nardò, chiamato ad approvare il piano di lottizzazione e a rilasciare i permessi  a costruire.IMG_2978(1)-2

“Questa battagli si può vincere non con l’ambientalismo- ha dichiarato Casili – ma con il senso di appartenenza ai luoghi. Ognuno di questi posti ha un proprio Dna, una stratificazione storica, per cui non ha neppure senso paragonare un posto ad un altro”, ha proseguito il consigliere penstastellato. Casili ha avviato una serie di incontri con i dirigenti della Regione, per chiarire se è necessaria una ulteriore Vas, la Valutazione ambientale strategica, essendo cambiate le condizioni in relazione al censimento degli ulivi secolari. A oggi, circa il 60 per cento degli arbusti di Sarparea è già stato censito e valutato come di interesse monumentale.

Il consigliere Siciliano, intanto, punta alla comunicazione ai cittadini: “Si è fatto passare il messaggio che questa grande opera porti sviluppo. Ma bisogna impegnarsi per chiarire un altro aspetto: vendere villette non porterà benefici a nessuno, né i mille posti di lavoro di cui si è parlato”. La questione dell’indotto non è di certo l’unica contraddizione evidenziata dal comitato appena nato. Già nel 2013, quattro anni addietro, Sinistra Italiana (ex Sel) aveva presentato una interrogazione parlamentare al ministro dell’Ambiente, all’epoca Andrea Orlando, per chiedere lumi sulla realizzazione del primo progetto “Oasi Sarparea”, evidenziandone le criticità. “Ho sentito in queste ore la deputata Annalisa Pannarale, autrice dell’interrogazione- dichiara Danilo Scorrano, esponente di Sinistra Italiana- Mi ha confermato di non aver mai ricevuto alcuna risposta in merito a quella interrogazione parlamentare e di aver provveduto a inoltrare un sollecito al ministero sulla scorta delle modifiche apportate nel nuovo progetto”.

Ma nonostante la caccia al cavillo legale potrebbe contribuire a salvare il bosco, c’è chi fa leva su questioni più tecniche. E ambientali. Il rischio idrogeologico più di ogni altra cosa. Lo ha fatto notare uno storico ambientalista di Nardò, Raffaele Onorato  che ha preso parte all’incontro di ieri sera anche in qualità di componente dell’associazione “Fare verde” e del Gruppo speleologico neretino. “La zona della Sarparea è identica a quella della Palude del Capitano. La Regione Puglia è stata una delle prime a disporre un vero e proprio “catasto” delle grotte  e delle cavità naturali. Bisognerebbe informare i potenziali acquirenti di quei bungalow del rischio ambientale in corso. Chi compra una casa in quell’area, non avrà di certo un porto a disposizione, poiché siamo a ridosso a di una riserva marina. La spiaggia è molto affollata e, soprattutto, non sappiamo ancora dove andranno finire le acque reflue di Nardò e Porto Cesareo”. 

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