Notizie da Nardò

La Torre di Uluzzo sarà recuperata, il Comune può intervenire con nuovi fondi

Con un finanziamento della Regione entro sei mesi dovranno essere avviati gli interventi di conservazione e messa in sicurezza

NARDO’ – Rimettere in auge l’antica torre cinquecentesca della baia di Uluzzo nel cuore dell’area naturalistica di Nardò per garantirne la conservazione e la sicurezza e la futura fruizione come avamposto turistico e culturale. Il Comune di Nardò ci prova ed entro sei mesi dalla concessione del relativo finanziamento regionale appena approvato dalla Regione dovrà avviare gli interventi di riqualificazione.

La rinascita di Torre Uluzzo potrà essere dunque presto realtà. Oltre ai finanziamenti sull’accessibilità della spiaggia libera a Sant’Isidoro infatti l’amministrazione neretina è riuscita ad intercettare un contributo di 25 mila euro da parte della Regione relativo agli interventi destinati al recupero su torri costiere e di avvistamento. Il progetto, redatto dall’architetto Alessandro Giuri, è stato selezionato insieme a proposte simili presentate anche nei comuni di Racale, Vico del Gargano e Zapponeta. L’intenzione dell’amministrazione di Nardò è quella di utilizzare quei fondi per procedere alla conservazione e alla messa in sicurezza della torre che domina l’omonima baia e che oggi si trova in un evidente stato di profondo degrado.             

“Torre Uluzzo è un elemento romantico e fortemente identitario del paesaggio di quella zona specifica e di tutta la baia di Portoselvaggio, nei confronti del quale abbiamo un debito gigantesco per averne favorito o almeno non impedito il degrado nel corso dei secoli” spiega l’assessore all’Ambiente, Mino Natalizio, “oggi questo finanziamento ci permette di mettere in salvo l’immobile, di consolidarlo in vista di un futuro restauro. Un’altra bella notizia per la città e per il suo patrimonio architettonico e culturale. Direi, anche per la memoria storica dell’intera comunità neretina. Frutto ancora una volta della capacità di questa amministrazione di prendersi cura dei propri beni, di progettare, di guardare in prospettiva”.

Nell’ottica della valorizzazione del bene il progetto prevede anche la sistemazione dell’area circostante e del percorso di avvicinamento, al fine di garantire una fruizione dell’area in sicurezza. In particolare, si prevede di ripristinare alcuni tratti di muretti a secco preesistenti ridotti allo stato di rudere che rappresentano di fatto validi ostacoli all’indiscriminato avvicinamento alla torre e allo strapiombo della scogliera. A tal proposito sulla testa dei muri verrà installata l’apposita segnaletica di pericolo in posizione. La “linea difensiva” dei muretti verrà integrata parzialmente da una staccionata. 

torre Uluzzo 4-2

L’origine della Torre di Uluzzo

La Torre Uluzzo è una torre costiera situata lungo il litorale di Nardò e ricadente nel parco di Porto Selvaggio e Palude del Capitano. Prende il nome dal termine dialettale con cui si indica “l’asfodelo”, una pianta delle gigliacee presente nell’area circostante. Di dimensioni minori rispetto alle altre torri circostanti, venne eretta nella seconda metà del XVI secolo con funzioni difensive, per volere di Alfonzo de Salazar. Nel 1568 fu Leonardo Spalletta di Nardò ad aggiudicarsi l’appalto del Regno di Napoli per la costruzione dell’opera che fu realizzata su disegno dell’ingegnere Giovanni Tommaso Scala. Costruita sulla sommità di uno sperone roccioso e già ultimata nel 1575, la torre presenta una forma tronco piramidale, ma è parzialmente crollata. La copertura non è più presente e restano in piedi solo alcune pareti, costruite con conci irregolari. In particolare il lato nord e il lato rivolto verso il mare sono quelli che si sono conservati.

Rimangono visibili i resti di qualche piombatoia e delle mensole di appoggio per il coronamento.  È stata utilizzata fino al 1777, come dimostrano numerose testimonianze. Si eleva a strapiombo sul mare dominando una cala di notevole bellezza e inestimabile valore archeologico, che ospita la cultura dell’uluzziano e le testimonianze fossili del primo “sapiens” d’Europa.  È raggiungibile a piedi tramite un sentiero sterrato accessibile dalla strada litoranea tra Santa Caterina e Sant’Isidoro. Lungo il tragitto sorgono alcuni muretti di pietra a secco, arricchiti da una caratteristica vegetazione spontanea (mirto selvatico, fichi d’india, macchia mediterranea).  Orientamento, esposizione agli agenti atmosferici, umidità, vegetazione infestante sono i principali fattori che hanno causato la cattiva conservazione delle strutture, il danneggiamento delle creste murarie, il crollo di parti della muratura, l’erosione diffusa. Oggi la torre rappresenta un pericolo per l’incolumità dei visitatori e dei fruitori del tratto di costa.

torre Uluzzo 6-2

Il progetto di recupero

Il progetto di recupero, che prevede una spesa stimata di  34 mila euro (25 mila di fondi regionali e 9 mila stanziati dal bilancio comunale) intende mantenere le condizioni ambientali in cui il manufatto si trova e consolidare l’aspetto strutturale, nelle cromie e nell’utilizzo di materiali, ai fini di un futuro intervento di restauro. Da quanto reso noto dal Comune e dal progettista  verranno effettuati in maniera preventiva alcuni interventi di preconsolidamento (per mettere in sicurezza e rendere solidali tra loro quelle parti di struttura muraria valutate a rischio distacco), quindi verranno effettuati la rimozione della vegetazione e il lavaggio delle superfici con acqua deionizzata, infine verranno ricostruite le brecce murarie, inserito materiale di risarcitura, integrate le porzioni di malta mancanti.

Al fine di preservarne la conservazione, le sommità dei muri e delle parti maggiormente esposte al degrado indotto dagli agenti atmosferici verranno protetti con la realizzazione, al di sopra della cresta muraria, di uno strato di malta a “schiena d’asino” (bauletto di malta) che segue l’andamento irregolare della superficie muraria, caratterizzato da una superficie omogenea che agevola lo scorrimento delle acque piovane. La protezione delle creste potrà anche essere realizzata, più semplicemente, con la messa in opera di malta e sassi infissi soprattutto nelle sezioni maggiormente a vista in modo da preservare l’aspetto frastagliato della muratura.

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