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Minacciata di morte in chiesa e aggredita in casa quando era incinta: arrestato

Ai domiciliari un 40enne residente a Nardò accusato di maltrattamenti e stalking nei riguardi della convivente. Durante l’interrogatorio col giudice, si è avvalso della facoltà di non rispondere

NARDO' - “Mi fazzu la galera, ma ti ciu…” (“Andrò in galera, ma ti ammazzo”, trad.): avrebbe minacciato così la convivente, in chiesa, a pochi passi dall’altare, davanti a decine di persone, dopo averle gettato in faccia il pannolino della figlia attribuendole la responsabilità che fosse sporco. Questo è solo uno dei numerosi episodi finiti nell’ordinanza di custodia cautelare notificata nei giorni scorsi a un 40enne originario di Gagliano del Capo, ma residente a Nardo, che alla fine, non è finito in galera, ma ai domiciliari sì.

I reati contestati sono maltrattamenti e stalking, accuse rispetto alle quali, due giorni fa, l’uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di garanzia che si è tenuto al quinto piano del tribunale di Lecce, nella stanza del gip Sergio Tosi, il giudice firmatario del provvedimento restrittivo, alla presenza dell’avvocato difensore Tommaso Valente.

Tra i fatti più gravi attribuiti all’arrestato nell’ordinanza ci sono quello di aver messo a repentaglio non solo la vita della convivente, tentando di investirla, ma, in più occasioni, anche quella della figlioletta che portava in grembo, scaraventandole addosso il tavolo della cucina o frenando bruscamente con l’auto.

“Appaiano gravissime le condotte agite nel periodo della convivenza, anche durante lo stato di gravidanza della compagna, allorché esercitava ogni forma di violenza e dominio nei suoi confronti, come pure gravissime si appalesano le reiterate condotte di percosse agite collericamente contro la ragazza ed al precipuo fine di sottometterla al suo sadico potere. Appare inquietante la circostanza del 28 gennaio 2020 quando dopo aver verosimilmente pedinato la ex convivente, si avvicinava a piedi all’auto a bordo della quale lei si trovava in compagnia di un amico, e con gesto repentino, apriva la portiera lato passeggero, rivolgendosi a entrambi con espressioni e tono minaccioso”, aveva fatto presente il pubblico ministero Luigi Mastroniani, titolare del fascicolo d’inchiesta, nell’atto con cui chiedeva al gip l’arresto.

L’uomo non sarebbe riuscito a frenare la propria violenza davanti a estranei e nemmeno davanti a sua figlia e agli altri due figli della donna, anche questi minorenni.

Le vessazioni sarebbero iniziate sin dall’inizio della convivenza, nel 2014: botte, minacce, offese, umiliazioni, rottura di oggetti e mobili, come il danneggiamento della porta della stanza da letto con un pugno. Lei avrebbe sopportato per anni, sperando che il suo amore e la nascita della loro bambina l’avrebbe cambiato, ma presa consapevolezza del contrario e della necessità di chiudere la relazione per tutelare se stessa e soprattutto i figli, le cose non sarebbero migliorate. In una circostanza, lo scorso gennaio, l’avrebbe costretta a scendere dall’auto con il pretesto che la bambina stesse piangendo e volesse salutarla, e avrebbe tentato di investirla, non riuscendo nell’intento per la prontezza dei suoi riflessi.

Così, la malcapitata (assistita dall’avvocato Giuseppe Bonsegna) aveva deciso di chiedere aiuto alla magistratura che, all’esito di alcuni accertamenti, ha chiesto e ottenuto dal giudice l’arresto dell’ex.

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