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Oasi Sarparea, gli investitori internazionali puntano sul turismo di nicchia e sostenibile

Sin dal 2009 il progetto ha incontrato resistenze per l'impatto sul paesaggio. La proprietà è oggi convinta più che mai di aver salvaguardato il territorio

Una diapositiva dell'area di insediamento.

SANTA MARIA AL BAGNO (Nardò) - Quella di oggi, per il progetto di insediamento turistico in località Sant’Isidoro denominato “Sarparea resort e spa”, è stata una giornata importante.

Alison Deighton, la principale investitrice insieme a Ian Taylor, ha ripercorso la vicenda partendo da una sorta di ammenda: “Ritengo che sin dall’inizio, sul progetto Sarparea, vi sia stata un’informazione parziale, se non errata. La colpa, probabilmente, è in parte anche mia perché ho deciso di concentrarmi principalmente sullo sviluppo di un bel progetto, con idee chiare, senza entrare nelle polemiche di chi osteggiava a tutti i costi il progetto, spesso senza conoscerlo e non conoscendo neanche le previsioni del piano regolatore”.

L’iter, infatti, è iniziato nel 2009 e ha incontrato forti resistenze sul territorio perché ritenuto invasivo di un’area di alto pregio naturalistico, a pochi passi dal mare: grandi perplessità ha sollevato da subito l’idea di realizzare una struttura ricettiva e singole unità immobiliari tra gli ulivi, di cui alcuni monumentali. Nel dicembre del 2012 la giunta regionale ha reso un parere paesaggistico negativo e ne è derivato un contenzioso davanti ai giudici amministrativi.

Nel 2014 sembrava che l’ambiziosa iniziativa privata fosse a un passo dall’archiviazione: gli investitori, lamentando a gran voce gli ostacoli della burocrazia, minacciarono di spostare i loro interessi altrove. A quel punto, con la mediazione del ministero dello Sviluppo Economico, è stato avviato un confronto con i tecnici della Regione e della Soprintendenza e si è giunti alla rimodulazione del progetto tenuto anche conto delle indicazione del Piano paesaggistico territoriale regionale, intanto approvato.  

Sono stati incassati quindi tutti i pareri necessari e oggi il progetto che prevede una riduzione delle volumetrie, rispetto alla prima versione, del 30 per cento, una diversa distribuzione delle unità nel comparto, mentre gli standard urbanistici compensativi restano gli stessi, sia a livello di infrastrutture che di aree a verde: è previsto il “Parco degli ulivi” di circa 30mila metri quadrati, oltre al ripristino di tutta la muratura a secco sul versante prospiciente la strada litoranea. Adesso spetta al Comune di Nardò l’approvazione del piano attuativo, alla luce delle autorizzazioni già ottenute, e quindi si potrà procedere alla progettazione edilizia e infrastruttura con il conseguente rilascio dei permessi a costruire.

Deighton si è molto soffermata sulle ricadute positive di un insediamento come quello da lei voluto: “Con noi la città di Nardò può e deve diventare il simbolo mondiale del turismo ecosostenibile e culturale, un’attrazione di carattere internazionale per la specialità dell’offerta turistica. La collocazione territoriale del nostro resort ha un rapporto quasi simbiotico con il parco di Portoselvaggio e la Grotta del Cavallo a Torre Uluzzo che esprimono, oltre alla bellezza paesaggistica, dei siti archeologici così unici da poter far riscrivere la storia evolutiva dell’uomo. Questi siti devono rientrare a pieno titolo nel sistema di sviluppo turistico del territorio”.

“Vogliamo realizzare le nostre idee innovative sul turismo paesaggistico condividendo con il territorio di Nardò i benefici della nostra impresa. Non parlo solo di occupazione, che pure sarà tanta e per tanti giovani, oppure delle entrate che il Comune di Nardò avrà dalle tasse, ma penso soprattutto alla visibilità ed alla attrattiva che questo territorio esprimerà a livello internazionale”.

Tra coloro che si oppongono alla realizzazione del progetto vi è il consigliere regionale del M5S, Cristian Casili: “La proprietà e chi ne fa gli interessi tendono a minimizzare gli impatti di un simile intervento, sia da un punto di vista occupazionale sia ambientale e paesaggistico. Secondo l’esponente pentastellato, che ha chiesto anche un’audizione del sindaco di Nardò, “l’assessore regionale al Territorio, Anna Maria Curcuruto, deve darci risposte chiare e che entrino nel merito dell’iter autorizzativo e della compatibilità del progetto con lo stato dei luoghi- Occorre domandarsi e verificare se i pareri a suo tempo rilasciati dai vari organi competenti, tra cui in particolare la valutazione ambientale strategica siano oggi ancora validi, poiché il progetto originario, su cui i predetti pareri sono intervenuti, è stato oggetto di numerose modifiche e adeguamenti”.

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