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Palude del Capitano, troppi bagnanti e sub: divieto per salvare l'habitat

Già "Zona a protezione speciale", è incompatibile con la presenza ingombrante dell'uomo: bagnanti e sub mettono a rischio gli equilibri naturalistici dell'area, nei pressi di Sant'Isidoro

Foto di Sergio Fai.

SANT'ISIDORO (Nardò) - Nell'area della Palude del Capitano è in vigore il divieto di balneazione, di pesca e di qualsiasi altra attività che possa alterare e pregiudicare il delicato assetto naturalistico dell'area. Lo stabilisce un'ordinanza del Comune di Nardò, firmata dal sindaco Mellone il 22 agosto.

Alla base del provvedimento la constatazione di una presenza di bagnanti e pescatori sportivi incompatibile con quella che, non a caso, è zona di protezione speciale ai sensi della direttiva europea Habitat. Ad agosto, infatti, la pressione antropica diventa eccessiva per le caratteristiche del sito: un intervento più tempestivo, quindi, sarebbe stato ancora più opportuno. 

“Il provvedimento - spiega l’assessore all’Ambiente Mino Natalizio - si è reso necessario perché la pressione antropica sulla Palude è diventata insostenibile per i delicati equilibri dell’area. E noi abbiamo il dovere di tutelare questo sito, come facciamo con gli altri gioielli del territorio. Devo dire che, a parte qualche cattiva abitudine dura a morire, la sensibilità di residenti e turisti verso il contesto che ci circonda è cresciuta parecchio e la necessità di interventi repressivi è calata di pari passo. Faccio un esempio, negli anni passati abbiamo dovuto fronteggiare una vera e propria emergenza, quale quella dello sgretolamento della roccia della baia di Portoselvaggio finalizzata a un suo utilizzo per inesistenti effetti cosmetici. Per fortuna, oggi le segnalazioni si sono davvero ridotte al lumicino”.

L'ordinanza riguarda essenzialmente lo specchio d'acqua più grande e le cavità secondarie disseminate intorno, note in zona come "spunnulate" cioè attività carsiche derivante da doline di crollo. In esse vivono specie vegetali e animali che ne fanno un habitat particolarmente sensibile. Tra le altre cose, nell'atto si segnala il rischio che potrebbero correre bagnanti e subacquei per la presenza di alcuni sifoni naturali sottomarini. Le violazioni dell'ordinanza sono passibili di una sanzione che va da 50 a 500 euro.

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