Notizie da Nardò

Scarico a mare e condotta. Risi apre le porte al confronto sui reflui con Casili

Il sindaco di Nardò chiarisce la posizione sul protocollo d’intesa e accetta il dialogo con il consigliere del M5S sul nodo depurazione. Maglio rilancia la fitodepurazione

Torre Inserraglio.

NARDO’ – Scarico dei reflui depurati e condotta sottomarina restano il tema caldo negli ambienti politici neritini dopo l’approvazione a maggioranza in consiglio comunale del protocollo d’intesa tra Regione, Comune, Acquedotto  e Autorità idrica pugliese sul nodo della rete fognaria di Nardò e Porto Cesareo. Agli strali e alle denunce annunciati tra l’amministrazione comunale e alcuni degli esponenti dell’opposizione, tra cui il consigliere Giuseppe Mellone, a seguito delle polemiche post assise, segue il dibattito e una sequela di proposte per scongiurare lo scarico a mare delle acque reflue rivenienti dai depuratori delle due cittadine del versante ionico.

Alla proposta di rilanciare il progetto della fitodepurazione e della costruzione di un nuovo impianto di affinamento delle acque reflue per gli usi irrigui avanzata dall’ex assessore Udc e oggi candidato per la coalizione del centrodestra, Flavio Maglio, ha fatto da contraltare la replica del consigliere regionale del M5S, Cristian Casili, che in questi giorni sta lavorando in Regione affinché “si superino alcune norme che vietano il riuso delle acque opportunamente affinate”. Ovvero per il consigliere pentastellato (che rammenta come un possibile commissariamento della comunità europea sul protocollo d’intesa per l’adeguamento della rete fognante potrebbe portare alla realizzazione della condotta sottomarina di solo un chilometro senza le modifiche segnalate dal Comune) il sogno da rendere concreto sarebbe quello di depurare ed affinare le acque urbane e riutilizzarle per contrastare la salinizzazione delle  falde, oltre ad irrigare i campi. Quindi deroga per la scarico in falda e riutilizzo totale delle acque depurate per l’irrigazione agricola le strade alternative allo scarico a mare. E in tale direzione Casili ha chiesto un confronto diretto sulla questione con il primo cittadino Marcello Risi.

Proposta e invito sul quale il sindaco di Nardò oggi ha fornito la sua replica e ribadito la posizione esplicita dell’amministrazione comunale. Fornendo in buona sostanza il suo a senso ad un confronto in nome e per conto “dell’interesse della città”. Con riferimento proprio agli scarichi di acque reflue urbane e industriali sul suolo o negli strati superficiali del sottosuolo (vietato dalla legge nazionale, la quale prevede, tuttavia, delle eccezioni) il sindaco Risi si è detto, in linea di massima, concorde con il consigliere regionale del Movimento cinque stelle. “Ma dico di più” precisa il primo cittadino, “la mia opinione è che il caso di Nardò possa rientrare nelle deroghe previste dalla legge nazionale. Effettivamente il processo di salinizzazione delle falde avanza e impone scelte innovative e coraggiose, a partire dal riutilizzo dei reflui a fini irrigui, previsto come obiettivo nel protocollo d'intesa sottoscritto da Comune, Regione, Acquedotto pugliese e Autorità idrica pugliese. Il punto è un altro” chiarisce Risi, “l'attuale normativa regionale che il consigliere Casili si propone con altri di modificare, consente lo scarico delle acque reflue in falda? Se lo consente, perché ci si affanna a proporre modifiche?”.

Secondo le valutazioni di parte dell’amministrazione comunale di Nardò il protocollo d'intesa sottoscritto e approvato poi in Consiglio “è servito a inchiodare Regione puglia e Acquedotto su alcuni punti fermi”. Un atto che il Comune considera tra l’altro come “un decisivo passo in avanti, ma non un definitivo punto di arrivo”. L'obiettivo dichiarato resta il pieno riutilizzo delle acque reflue. “In ordine al rischio di commissariamento con ritorno al vecchio, impraticabile e terribile progetto” aggiunge il sindaco Risi, “ ricordo che gli amministratori del Comune hanno ben esposto a Roma, al ministero dell'Ambiente, le ragioni per le quali la nostra città ha detto no. La mia personale impressione è che al ministero siamo stati abbastanza convincenti. Non sono così ingenuo da sottovalutare che interessi economici concorrenti possano spingere in direzioni opposte alle aspettative della nostra comunità. Ma, sento di poter garantire che quegli interessi non prevarranno”. In conclusione del suo intervento il primo cittadino sostiene di “apprezzare lo sforzo di tutte le forze politiche che si muovono per la tutela del nostro territorio, e per questo accolgo molto favorevolmente la proposta del consigliere regionale Cristian Casili ad un confronto pubblico sui temi in discussione”.

Sulla questione sempre più dibattuta e spinosa del ciclo della depurazione e dello scarico finale, il candidato sindaco ed ex assessore Flavio Maglio aveva anche lui preso posizione rivendicando le sue proposte in merito nell’ambito del suo ruolo di amministratore nella giunta Risi. Di seguito il testo integrale dell’intervento reso dall’ex assessore neritino.

A seguito di una estenuante battaglia, durante il mio assessorato, per il riconoscimento prima delle cinque vele, poi di una soluzione alternativa allo scarico in mare dei reflui, fui artefice di una proposta quale la fitodepurazione e la costruzione di un impianto di affinamento delle acque. Ad oggi, l'amministrazione comunale di Nardò sceglie ancora la soluzione più dannosa per l'ambiente decidendo per lo scarico in mare dei reflui: soluzione inaccettabile che condanna il nostro mare, straordinaria fonte di attrazione turistica. Già tre anni fa avevo sottoposto una soluzione ad Aqp e Regione che si espressero positivamente; si tratta della soluzione ottimale, da un punto di vista tecnologico, economico, sociale, ma ancor di più ecologico, per i reflui dell'agglomerato di Nardò e Porto Cesareo e per la gestione degli stessi sulla terraferma".

"È imprescindibile l'applicazione di soluzioni integrate in armonia con i cicli naturali e rispettose delle vigenti norme di settore, derogabili con modifiche ove necessario. Destinare i reflui al mare in qualità di recapito finale rappresenta un fallimento socio-ecologico ed uno spreco inaccettabile del bene primario "acqua", anche se previsto dall'attuale Piano di Tutela delle Acque; questa tesi è avvalorata ancor più dalla presenza di pregiati habitat che nel tempo sono stati tradotti in parchi naturali e siti d'interesse comunitario. L'ubicazione dell'attuale depuratore di Nardò, distante da centri abitati e accerchiato da migliaia di ettari di terreno dai costi contenuti ed accessibili, si presta in modo eccellente a soluzioni alternative per il recapito finale".

"Sistemi naturali di affinamento, quali gli stagni aerobici o bacini di fitodepurazione, rappresentano senza dubbio una valida alternativa allo scarico in mare, soluzione che sarebbe in grado di far fronte, molto efficacemente, alle fluttuazioni di carico idraulico tipiche delle zone a turismo stagionale; l'opportunità di avere acqua dolce in superficie in un territorio sitibondo come il nostro, causa la natura carsica dello stesso, sarebbe indiscutibilmente un beneficio per l'agricoltura, l'avifauna, l'emergenza incendi e per la vessata falda acquifera. Le condizioni meteo-climatiche della provincia leccese, che vive intensi periodi di siccità, non si prestano ad apprezzabili produzioni di biomasse legnose, sicché la gestione dei reflui può rappresentare una occasione di recupero dei terreni abbandonati da destinare alla piantumazione di essenze vegetali ad alto rendimento, in grado di assorbire le acque depurate e dare vita ad un polmone verde atto a migliorare la qualità dell'aria che respiriamo".

"La mia proposta è stata, e ancora oggi é, trasformare quello che viene considerato un problema, le acque reflue da smaltire, in una opportunità da sfruttare, cioè la produzione di biomasse vegetali. Sfruttando una superficie che si aggiri tra i 30 ed i 50 ettari, piantumata, si gestirebbero i reflui dell'attuale piano di collettamento di Porto Cesareo a Nardò e marine contigue; pertanto, assegnando un valore di circa 7000 euro per ettaro ad un terreno agricolo di bassa produzione, emerge anche il carattere di economicità dell'iniziativa proposta. Secondo gli esperti, l'esigenza di acqua dolce di soccorso nei circostanti bacini irrigui nei mesi estivi, non è in grado di assorbire il quantitativo totale delle acque depurate, nonostante ciò questo non rappresenta un giusto pretesto per destinare l'eccesso in mare".

Il riutilizzo dei reflui e dei fanghi deve possibilmente avvenire nell'ambito della stessa realtà in cui sono stati prodotti, al fine di una chiusura dei cicli naturali e maggiore economicità. Nel Consiglio Comunale, il gruppo Udc, per mezzo del lavoro da me svolto, ha inoltrato questa dettagliata proposta ad Aqp e Regione Puglia che l'hanno recepita e dichiarata concretamente applicabile. L'invito per l'attuale amministrazione sarebbe di proseguire sulle tracce di questa mia proposta e lavorare in questa direzione, evitando quello che invece ancora una volta è stato fatto: condannare il territorio ad un disastro ambientale”.

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