Notizie da Nardò

Nuovi studi e mappature nei siti archeologici per ricostruire la storia del litorale

Avviata l’attività programmata da Comune, Museo della Preistoria e Soprintendenza nelle grotte e sulla strada Torre Santa Caterina

Foto di Tony Rutigliano.

NARDO’ – Una minuziosa ricostruzione dell’evoluzione del paesaggio del litorale e dell’entroterra neretino attraverso lo studio e le testimonianze rivelate e custodite nei principali siti archeologici della zona. Con tale obiettivo nei giorni scorsi è partita una importante  attività di campionamento e analisi nell’ambito dei siti di rilevanza archeologica della Grotta Serra Cicora A, della Grotta Mario Bernardini, della Grotta Torre dell’Alto e presso una sezione sulla strada Torre Santa Caterina. Uno studio promosso in collaborazione tra il Comune di Nardò, il Museo della Preistoria della cittadina e dalla Soprintendenza finalizzato a  ricostruire la storia evolutiva del paesaggio al fine di riconoscere i cambiamenti intercorsi nei modi in cui l’uomo si è nel tempo organizzato sul territorio.

“Occuparsi in maniera organica della messa in protezione e della cura di contesti sparsi sul territorio” ha spiegato l’assessore ai Musei e parchi, Mino Natalizio, “non è usuale e richiede un lavoro duro e complesso che il Museo della Preistoria e la Soprintendenza stanno facendo con il sostegno dell’amministrazione comunale. Si tratta di siti che raccontano molto sulla storia degli insediamenti dell’uomo e sulla evoluzione del paesaggio, compresa la sezione sulla strada Torre Santa Caterina che sarà messa in sicurezza e sarà musealizzata come parte di un percorso che attraversa il parco e l’area urbana, vere e proprie propaggini del museo che si trova nel cuore della città. È evidente che oltre ai riscontri di tipo puramente scientifico, questo è un lavoro che ci permetterà di offrire nuovi, più complessi e interessanti spunti dal punto di vista della valorizzazione, preservando anche gli sforzi di chi negli anni passati ha promosso l’importanza del nostro patrimonio archeologico, come il Gruppo Speleologico Neretino”.

L’attività di approfondimento scientifico e documentale consentirà concretamente un aggiornamento della documentazione grafica e fotografica, della raccolta dei dati, e ancora il prelievo di campioni, la georeferenziazione dei siti, e ad approntare corretti presidi di protezione dei depositi archeologici e alla pianificazione delle più adeguate strategie di intervento in vista delle successive campagne di scavo o dei successivi progetti di conservazione e valorizzazione. In questa prima fase è stato intrapreso lo studio geosedimentologico a cura del professor Ivan Martini del dipartimento di Scienze fisiche, della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Siena. Le attività, che termineranno entro il 25 gennaio, sono coordinate dal Museo della Preistoria di Nardò in sinergia con la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio delle province di Brindisi, Lecce e Taranto.

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I siti archeologici della Grotta Serra Cicora A, della Grotta Mario Bernardini e della Grotta Torre dell’Alto, furono indagati per la prima volta negli anni ’70 dal professor Edoardo Borzatti, e abbracciano un arco cronologico complessivo di quasi 100 mila anni e sono stati frequentati dall’Homo neanderthalensis. I due siti compresi nella porzione settentrionale del parco conservano inoltre strati riferibili all’uluzziano e sono quindi coevi dei più antichi resti fossili di Homo sapiens del continente europeo ritrovati a Grotta del Cavallo, nella baia di Uluzzo. Si tratta dunque di contesti archeologici che esprimono un elevato potenziale sia scientifico che relativo a una logica di valorizzazione del territorio. I materiali archeologici provenienti dalle ricerche nei siti coinvolti sono attualmente depositati presso il Museo della Preistoria. Peraltro, i tre siti inclusi nel perimetro del parco rientrano nel progetto di valorizzazione che sarà candidato dal Comune di Nardò ai finanziamenti sulla valorizzazione del patrimonio culturale. Molto interessante è anche la sezione sulla strada Torre Santa Caterina, intercettata durante i lavori di costruzione della stessa strada nel corso degli anni ’80. Si tratta di sedimenti sabbiosi con un alto potenziale informativo dal momento che in diversi punti si è rilevata la presenza di focolari, manufatti litici verosimilmente ascrivibili al Paleolitico, e resti faunistici. Un sito estremamente importante che andrà ora messo in sicurezza.

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